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CENTO PIAZZE

AIMC: DALLE 100 PIAZZE AL CONVEGNO SULL’EDUCAZIONE A ROMA
LA PRESENZA DELL’AIMC PER LA SFIDA EDUCATIVA

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 Risuonano ancora nelle nostre orecchie gli echi dei cori di bimbi e ragazzi che si sono esibiti domenica 3 ottobre in Piazza Cattedrale per dare il via alle celebrazioni per i 65 anni dell’associazione AIMC. Una giornata svolta in contemporanea su ben 110 piazze italiane, promossa con la collaborazione della CEI e di tutte le associazioni del mondo cattolico.
La giornata ha voluto esprimere l’impegno associativo per la scuola, ma non solo, per la comunità tutta; ha voluto evidenziare l’impegno delle associazioni cattoliche che si  adoperano per la costruzione di una società buona, a misura d'uomo. Quell’interesse per il bene comune che tanto sta a cuore al mondo cattolico e per cui ogni associazione o movimento  con la propria riflessione ed azione tenta di rinvenire le vie e i modi più trasparenti ed efficaci dell’annuncio evangelico.
Luoghi di apprendimento del bene comune sono in primo luogo la famiglia, prima educatrice al rispetto della persona, la comunità cristiana, la scuola, le associazioni...
È importante più che mai, nella confusione attuale, che ognuno si faccia  carico di una «più solida formazione», compito da sempre primario dell’associazione AIMC, ma non solo, compito primario di tutti, perché,  come ricordava Bachlet, la “formazione” ribadisca, innanzitutto, il «senso profondo della vita dell'uomo e della società degli uomini, radicandolo nella visione religiosa dell'uomo e della sua chiamata e responsabilità individuale e della sua solidarietà con tutti i fratelli». Formazione non solo spirituale, ma anche morale, sottolineando in particolare l'educazione a virtù come la prudenza (che trasmette realismo nell'agire), la fortezza (contro le tentazioni del potere), l'umiltà (che implica lo spirito di servizio). E, ancora, una educazione «culturale, professionale, tecnica» perché «il bene comune non è tanto oggetto di contemplazione, quanto di operazione».
L’impegno associativo in questo senso ha avuto  un’altra tappa sabato 13 e domenica 14 novembre c.m., a Roma, con un convegno nazionale sull’educazione, che ha concluso le iniziative per la celebrazione dei 65 anni dell’associazione AIMC.
Domenica 14  sono stati consegnati gli attestati di benemerenza ai soci con 40 e più anni di vita associativa e si è concluso il tutto con la partecipazione all’Angelus del Papa in Piazza San Pietro.
L’AIMC di Asti era presente a Roma con una numerosa delegazione tra cui  anche le insegnanti astigiane Ferrero Giorgina e Bortot Giuseppina, che sono state premiate per i loro 40 anni di fedeltà associativa. Non era presente a Roma, anche se fedelissima da sempre alla nostra associazione l’insegnante Maria Mazzetti Terzuolo che, pur ormai da molti anni lontana dalla scuola (classe 1923), tuttavia rinnova annualmente la tessera associativa a sostegno di un impegno per la scuola. A lei, la nostra profonda riconoscenza.
A Giorgina e Giuseppina, va il grazie sincero per la loro presenza costante e discreta negli anni, che è stata un esempio per tutte noi che siamo in associazione da tempo e sappia il Signore, come scriveva sempre Don Fasolio, ricompensare l’opera silenziosa ed umile a servizio di quel bene così prezioso che è l’educazione e quindi l’uomo, creatura di Dio.

Scriveva il Cardinal Martini"Educare è difficile, tuttavia è possibile e infine è bello" e proseguiva  "Sento parlare di emergenza educativa, di sfida educativa, di programmi pluriennali di formazione... Stavo recitando le Lodi mattutine… Mi colpì il primo cantico, che riproduceva una parte del grande inno con cui Mosè chiude il libro del Deuteronomio. Diceva a un certo punto così: ‘Porzione del Signore è il suo popolo, sua eredità è Giacobbe. Egli lo trovò in terra deserta... lo educò, ne ebbe cura…’. Mi colpì in particolare l’espressione lo educò… Fu quella per me una intuizione decisiva. Vidi come il tema dell’educare non consista tanto nel darsi da fare dell’uomo per tirar fuori qualcosa dai suoi simili, ma anzitutto nel darsi da fare di Dio per educare il suo popolo e per educare i singoli del suo popolo. Mi parve allora che tutto il nostro programma educativo futuro avrebbe dovuto ispirarsi a questa azione di Dio educatore".

Il senso della ricca esistenza di laici cristiani del nostro tempo è tutto racchiuso nella doppia polarità della “paradossale cittadinanza” cui fa cenno l’ignoto autore della Lettera a Diogneto per tratteggiare la condizione di primi cristiani nel mondo classico e pagano.
Quello che l’anima è nel corpo, questo sono i cristiani nel mondo: così si esprime l’autore antico e così il Vaticano II raffigura il compito del laico, a mostrare l’urgenza di un suo responsabile protagonismo che confidi nella potenza dello Spirito più che nelle precarie garanzie istituzionali.
Ed è nella fiducia in questa potenza, che possiamo continuare a camminare.

 

DALLE 100 PIAZZE DELL’AIMC RISUONA ANCORA UN GRAZIE

La presenza di cori di bimbi di quel 3 ottobre, in piazza Cattedrale, ha dato il via ad un pomeriggio di festa in cui serpeggiava un vento di speranza: quasi una promessa di futuro intorno alle nuove generazioni.
Lo spettacolo, seguente all’esibizione dei bambin, è stato magistralmente condotto dal gruppo parrocchiale capitanato da Don Cherio con la squadra di clown di matrice sandiamanese e cuore oltre i confini del mondo, RIDENDI MUNDO,  e la frizzante corale tutta al femminile delle DIAPASON.
La disponibilità  di questo doppio gruppo è stata esemplare. La ricchezza delle loro performance, la vivacità della loro esibizione, la solarità dei loro volti, la voglia di portare allegria in un contesto assolutamente improvvisato e imprevedibile… tutti elementi che ci rendono riconoscenti della loro presenza.
E, soprattutto, pezzi di cronaca di una domenica che non resta isolata ai primi di ottobre, ma ci offre ancora, a  mesi di distanza, un’icona di testimonianza carismatica, di servizio incondizionato e gratuito che caratterizza il lavoro e l’opera di queste persone impegnate da tempo ad offrire se stesse – rubandosi ai mille doveri della loro quotidianità - per raccontare a chi ha la fortuna di incontrarli, un modo “alternativo” di stare nel mondo.

Grazie di cuore, quindi, da parte di tutta la rete del gruppo associativo AIMC della provincia di Asti, per quest’indissolubile testimonianza incanalata tra le note musicali e le clownerie; perché la speranza genera la testimonianza e questa, a sua volta, trasmette la speranza, in una connessione vitale e inscindibile, di cui si sostanziano la tradizione e l’educazione della fede della comunità cristiana.

 

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