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Con le mani piene. In ricordo di Giorgina Ferrero

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Dopo la morte, un uomo si presentò davanti al Signore. Con molta fierezza gli mostrò le mani: "Signore, guarda come sono pulite le mie mani!". Il Signore con un velo di tristezza gli rispose: "E' vero, ma sono anche vuote".  Con questo aneddoto don Marco Andina, assistente dell’Istituto secolare della Regalità, ha iniziato l’omelia in occasione del funerale di Giorgina Ferrero. Ha continuato sottolineando come a Giorgina certamente non capiterà che il Signore dica che le sue mani sono pulite ma vuote. La sua vita, fin dalla giovinezza consacrata nell’Istituto secolare della Regalità, è stata interpretata come generoso servizio ai fratelli. Oltre al profondo legame con i tutti i suoi familiari, la vita di Giorgina si è caratterizzata per un costante e intenso legame con la sua parrocchia d’origine di Villanova e con la parrocchia N.S. di Lourdes (Torretta) di Asti, dove è rimasta per  gran parte della sua vita. Ha lavorato come maestra nella scuola dell’infanzia e come catechista, distinguendosi sempre per la professionalità, la discrezione e la passione educativa. Negli ultimi anni del suo impegno catechistico si è dedicata con grande dedizione e creatività alla catechesi battesimale e al tentativo di coinvolgere i genitori nel percorso di iniziazione cristiana dei figli. Per coltivare adeguatamente la sua formazione e collaborare alla formazione cristiana e a un costante aggiornamento nella preparazione professionale degli altri, ha aderito e partecipato attivamente all’Aimc (Associazione Italiana Maestri Cattolici, a cui era affezionatissima) e all’Azione Cattolica.  Nei molti ambienti e nelle varie associazioni con cui veniva in contatto è sempre stata una persona assiduamente presente, discreta, affidabile, creativa. Particolarmente attenta alle persone in difficoltà e alle missioni, ha sempre collaborato con il Gruppo Missionario della sua parrocchia e con l’Ufficio Missionario diocesano. Don Marco ha ricordato che, per essere sicuri che le porte del Paradiso si aprano quando ci presenteremo al cospetto di Dio, è fondamentale che ci siano persone, soprattutto i poveri, che da questo mondo o già dal Paradiso preghino per noi. Nel caso di Giorgina possiamo essere certi che sono molti i poveri, sia quelli già in Paradiso, sia quelli ancora su questa terra, che pregano per lei. Molte sono state infatti le persone in difficoltà che fino alla fine della sua vita ha aiutato in vari modi e diverse forme. La sua intensa vita attiva nasceva da un profondo e costante rapporto con Dio alimentato dalla quotidiana  preghiera e partecipazione alla messa. La sua delicata sensibilità la portava a prestare molta attenzione alla buona qualità delle relazioni personali. Era sempre molto attenta a non ferire, anche solo involontariamente, la sensibilità degli altri. Cercava sempre di praticare con delicatezza anche i difficili comandamenti della correzione fraterna e dell’attenzione alle persone interiormente ferite. Ha affrontato con coraggio anche il periodo della malattia, soprattutto negli ultimi mesi quando lei, per tutta la vita molto attiva, non poteva più muoversi da casa ed era anche molto provata dalla sofferenza. Non ha mai perso la pazienza e la serenità interiore, unite alla lucida consapevolezza, per esempio, di quanto sia difficile ed impegnativo pregare in quella condizione. Don Marco ha concluso l’omelia invitando quanti hanno avuto la fortuna di conoscere bene Giorgina di parlare al Signore di lei e delle tante cose belle e buone che ha saputo realizzare nella sua vita; parlando al Signore di lei sarà più facile non dimenticare la sua preziosa lezione di vita. Certamente lei, appena giunta alla casa del Padre, non si dimenticherà e non si stancherà di parlargli di tutti noi.

 

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