
Nonostante una riforma che ha come unico obiettivo il taglio delle spese e nonostante il fatto che da anni gli insegnanti non abbiano più l’obbligo di frequentare corsi di formazione, venerdì 24 e sabato 25 ottobre centosettanta insegnanti si sono riuniti nel centro congressi dell’hotel Salera dove ha preso il via il percorso di formazione, promosso dall’Aimc di Asti, dal titolo “L’elogio del margine: educare alla diversità come cura del disagio”. Le due giornate di formazione hanno introdotto un itinerario che si svilupperà durante l’anno scolastico e impegnerà i docenti in incontri seminariali e in percorsi di laboratorio. L’obiettivo del corso è quello di dare agli insegnanti strumenti pedagogico – culturali per poter comprendere e aiutare i bambini e i ragazzi a costruire il loro futuro. Un futuro in cui le differenze diventino risorsa. Coordinata dalla Dott.ssa Paola Imboschi, Dirigente Scolastico del VI Circolo, la giornata di venerdì è stata introdotta da un “videoblob” proposto da Giuseppe Masengo, del Centro di documentazione audiovisivi Steadycam del Sert di Alba. Sono seguite le relazioni del Prof. Walter Fornasa, dell’Università di Bergamo, del Prof. Andrea Smorti, dell’Università di Firenze e del Prof. Franco Prina dell’Università di Torino. Fornasa ha trattato il tema dei processi di inclusione ed esclusione sociale, ponendo l’accento sul bisogno di passare dall’integrazione all’inclusione intesa come ecologia sociale, che riguarda tutte le differenze e supera l’idea di “normalità”, definita da Fornasa “il concetto antropologico più difficile che si abbia”.
A conclusione della riflessione sui processi di inclusione /esclusione sociale, il Prof. Walter Fornasa ha proposto una citazione di Maturana: “Noi dobbiamo continuare a chiederci come, perché, a cosa serve educare e quale paese vogliamo, perché lì la diversità diventa essenziale”.
Il Prof. Andrea Smorti ha trattato il tema del disagio silenzioso, delle voci mute che rimandano alle “voci dentro”, personaggi del nostro mondo interiore. Queste voci possono rimanere mute, generatrici di disagio, voci inespresse e origine di demotivazione e disistima, oppure possono emergere, grazie all’intervento di famiglia e scuola, attraverso la narrazione autobiografica che permette una trasposizione della memoria autobiografica, consentendo di capire meglio se stessi, esprimere emozioni, chiarire i propri pensieri e mettere in ordine i ricordi.
L’intervento del Prof. Franco Prina ha proposto il tema del disagio manifesto, che si esprime con bullismo, violenza e devianze individuali e di gruppo. Il fallimento, la perdita di riferimenti di valori condivisi, l’eccesso di stimoli, lo smarrimento nelle scelte, la crisi della legalità… sono alcuni degli elementi che impediscono la costruzione di identità positive e che determinano disagio e comportamenti di rifiuto delle convenzioni e delle norme sociali e giuridiche. Riflettere sulle rappresentazioni sociali della realtà e dei suoi problemi senza cercare di occultare le difficoltà può essere il punto di partenza per pensare seriamente a come prevenire e gestire le situazioni problematiche a partire dall’impegno di analisi e riflessione partecipata sui problemi.
Nella giornata di sabato il Prof. Fornasa ha introdotto le relazioni della Prof.ssa Mariagrazia Santagati, dell’Università Cattolica di Milano, del Prof. Roberto Burlando, dell’Università di Torino, del Prof. Ivano Gamelli, dell’Università di Milano Bicocca e della Dott.ssa Paola Cuniberti, Direttore SOC. Psicologia Clinica e della Salute ASLAT.
La relazione della Prof. Santagati ha trattato il tema dei “generatori del disagio” sviluppando una riflessione sulle differenze di genere e di etnia partendo dai dati statistici sugli stranieri in Italia.
Il Prof. Burlando ha proposto l’analisi della dimensione socio economica, che può costituire un importante fattore di marginalità per molte famiglie e, di conseguenza, per i bambini. Le “macro-fasi” economiche: una di sviluppo (tra gli anni ’50 e l’inizio dei ’70) ed una definita della globalizzazione neo-conservatrice e ultra-liberista (’80 – oggi) hanno portato a una crescita generalizzata dei redditi prima e, in seguito, ad una inversione di tendenza con la concentrazione dei redditi e della ricchezza grazie alle politiche messe in atto negli ultimi trenta anni, che hanno determinato la crescita della marginalità. A questo modello di sviluppo economico si può solo contrapporre la visione teorico-filosofica della cosiddetta “Etica delle virtù” (Aristotele), che propone un modello nel quale al centro della vita non vi sono i consumi, bensì il benessere delle famiglie, e in cui la priorità è data allo sviluppo delle capacità individuali e all’integrazione sociale attraverso la valorizzazione delle diversità.
Le emozioni e gli affetti a scuola sono stati i temi sviluppati dal Prof. Gamelli, che ha richiamato l’importanza del ritornare alle radici, alla scuola del corpo, delle esperienze. Emozioni e conoscenze sono sempre inscindibilmente tessute insieme nel processo di crescita, nel quale scuola e famiglia hanno un reciproco, importante compito.
A conclusione della giornata, la Dott.ssa Cuniberti ha proposto il tema “Sviluppo della funzione riflessiva e prevenzione dei disturbi psichici nel processo di ristrutturazione e costruzione del sé”, riprendendo il tema della prevenzione del disagio attraverso il processo di alfabetizzazione delle emozioni e lo sviluppo dell’immaginazione.
T.M.