percorsi formativi

CENTO PIAZZE 2012

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INSEGNANTI IN UNA SCUOLA CHE CAMBIA
Cento piazze ad Asti

Si è svolto il 5 ottobre ad Asti, nella Sala degli Oblati di San Giuseppe, in occasione della giornata mondiale dell’insegnante, l’incontro promosso dall’Aimc di Asti con l’intervento del Professor Alberto Banaudi.
L’iniziativa rientra nell’appuntamento ormai annuale dell’associazione, dal titolo: “Cento piazze” ed ha avuto come fulcro la tematica: “Insegnanti in una scuola che cambia”.
Innumerevoli sono stati gli spunti di riflessione per i professionisti della scuola.
Di fronte ai messaggi schizofrenici che arrivano quotidianamente e che rischiano di creare disorientamento, è importante ricordare che l’insegnante è pagato per sperare. I suoi compiti possono essere riassunti in tre verbi: educare, formare ed insegnare.
Educare (nel senso di tirare fuori per levarsi dalla madre terra verso il cielo) è il gesto che costituisce la cultura umana. Significa anche uscire dal proprio punto di vista, dai pregiudizi, decentrarci per cominciare  ad assumere nuove prospettive.
La scuola è sottoposta ad un fuoco continuo perché si aggiorni dal punto di vista informatico, ma non dobbiamo dimenticare che il medium non deve diventare il messaggio, altrimenti rischiamo di confondere uno strumento con il fine. Si finisce per essere tutti connessi e tutti soli. Anziché essere interattivi si corre il rischio di essere “interpassivi”.
L’insegnante deve formare nel senso di dare forma, disciplinare, dare delle regole. Anche il gioco è importante, è educativo perché è fatto di regole e creatività e la scuola deve imparare dal gioco proprio questi due aspetti. A volte la noia può essere una grande maestra. Dare delle regole significa che l’insegnante deve assumersi il compito di fare l’adulto, saper dire dei no. Invece c’è la corsa ad entrare il più presto possibile nell’adolescenza e la tendenza a rimanerci il più a lungo possibile. Stiamo vivendo una crisi generazionale, il cui senso profondo è che gli adulti vogliono restare adolescenti. Per questo quella dei giovani rischia di restare una generazione perduta.
Ci sono cose urgenti da fare: il sapere dell’ambiente, dell’economia, ma anche il sapere della bellezza. Deve esserci bellezza nel sapere che comunichiamo. E anche il sapere del bene: non si deve mai rinunciare al valore fondamentale dell’umano. L’affermazione: “Bisogna adeguarsi” comporta il grosso rischio di appiattimento all’ideologia del mercato.
Non dobbiamo dimenticare il potere pedagogico dei miti e delle favole, non lasciare mancare la voce che narra le favole, che raccontano il bene ed il male.
L’ultimo verbo, ma non certo meno importante, è insegnare, che significa indicare, mostrare segni, saper far emergere ciò che è già nell’animo umano. Occorre insegnare con la passione e con l’esempio e formarci anche noi continuativamente.

Al termine dell'incontro gli interventi di Monsignor Francesco Ravinale, del Dott. Militerno, Provveditore agli studi e del Sindaco Brignolo hanno concluso il convegno.


Anna Maria Canavero