
Relatore: Claudio Imprudente
Claudio Imprudente al Don Bosco: una lezione di vita a tutti noi che ci occupiamo di educazione
Eravamo in molti venerdì 7 novembre ad ascoltare Claudio, molti insegnanti, genitori, educatori, ragazzi, perché?
Forse, non dichiarata, una certa curiosità c’era, e di conoscere come un disabile grave poteva comunicare e di capire come aveva fatto nella vita a realizzare grandi cose; per noi poi del mondo della scuola che abbiamo avuto più volte occasione di sentirne parlare, leggere i suoi libri, trovare le sue esperienze su riviste di settore, la serata si presentava con grandi aspettative professionali e umane che, ora, possiamo dire, non sono state tradite.
L’inizio ci ha tenuti un po’ tutti con il fiato sospeso in una comunicazione lenta dovuta all’abilità espressiva compromessa, una lentezza però che, a poco a poco, è entrata a far parte di noi e ci ha concesso il tempo per riflettere, per lasciarci penetrare dalle sue parole ma prima ancora dalla forza della sua sfida; la sua fragilità era solo apparente, in un corpo manifestatamente compromesso nelle sue funzioni essenziali, ma in una anima che trasmetteva la forza di una ricchezza diversa.
Si, diversabile, come ama definirsi lui, perché è abile a fare le cose in modo diverso.
Quali relazioni, contesti e figure siano state significative nella sua crescita, non possiamo saperlo, perché si è concesso solo qualche riferimento alla sua personale biografia, sicuramente però si comprende che si è costruito e ricostruito con il tempo grazie a “relazioni” e non ad “azioni” come ha voluto sottolineare; in educazione ciò che aiuta non sono tanto le cose che facciamo per i nostri figli o studenti, quanto il modo in cui le facciamo: una lezione pedagogica da non sottovalutare; la relazione come generatrice di intesa e di fiducia e quindi di crescita.
Una esperienza di vita singolare da cui lui trae un grande insegnamento che ha voluto trasmettere ai presenti: non guardare e pensare il mondo per categorie ma per ruoli.
Oggi, in modo direi quasi spietato, c’è una abitudine a “dividere”: i buoni e i cattivi, i belli e i brutti, i ricchi e i poveri, i deboli e i forti… e se non stai dalla parte giusta sei un “fallito”. Imparare a guardare il mondo con qualche “sfumatura” in più, offre possibilità di incontro e consente di avviarci a considerare non più la diversità, ma le diversità, e indicarle come valore.
La diversità: valore o peso?
La diversità ci interroga, ci obbliga a pensare, a inventare modi nuovi di pensare il mondo e pensarsi nel mondo, ci interpella nella nostra natura umana prima ancora che cristiana, ci domanda attenzione, ci chiede possibilità: è un mettersi in gioco quotidiano…………se non è ricchezza questa!
La ricchezza della diversità è data dalla mescolanza delle possibilità, è movimento, è, come ha voluto definirla lui, musica, danza……….. è come un tango, unico, affascinante e seducente.
Quando nella scuola si operano categorizzazioni sui bambini dobbiamo interrogarci sul nostro modo di guardare, e comprendere quanto male, questo, può fare loro; lo “sguardo” di chi educa deve imparare a procedere per addizione (può fare questo, poi quest’ altra cosa e ancora quella…) e non per sottrazione (non riesce a fare, non sa fare, non può fare…): ecco l’altra grande lezione pedagogica.
Una sera senz’altro da ricordare.
Letizia